venerdì 24 agosto 2018

Investigatore privato aggredito: quella del detective una vita difficile


Qualche giorno fa un investigatore privato che opera nella provincia di Avellino è finito in pronto soccorso a causa di una aggressione subita mentre agiva legittimamente nel tentativo di escutere informazioni ed accertare le circostanze di un avvenimento che riguardava un indagine in ambito assicurativo. 

Non è la prima volta e non sarà neanche l’ultima. Troppi gli investigatori privati vittime di aggressioni o di episodi turbolenti il più delle volte non denunciati alle autorità per paura di ritorsioni; situazioni che mettono a repentaglio la loro incolumità fisica e legale, soprattutto nell’adempimento delle indagini in ambito privato e per la difesa penale.
Sfortunatamente la mia categoria, ovvero quella degli investigatori privati è ancora considerata borderline. 

Una attività disciplinata in Italia nel 1926 con una specifica normativa contenuta nel T.U.L.P.S. (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza) che malgrado l’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale (1998), con il quale l'investigatore diventa un consulente tecnico della difesa, l’avvento del D.P.R.153/2018 dove viene riconosciuto all’investigatore privato il ruolo di "professionista della sicurezza privata” e l’introduzione del D.M. 269/2010 - ad oggi, dopo quasi un secolo - non è stata ancora riconosciuta come vera e propria professione, tanto da non essere inquadrata in alcun un ordine professionale.

Da parte del governo nulla è stato fatto per creare un albo in grado di svolgere funzioni disciplinari e di tutela per quella che è a tutti gli effetti una palese attività professionale e non un semplice mestiere.

Ad oggi gli investigatori privati sono lavoratori autonomi che nello svolgere un'attività di tipo intellettuale, attraversano una crisi drammatica dovuta non solo dal crollo economico del paese, ma dal contesto di mercato e di regole, in cui essi sono attualmente collocati.

Per maggiore chiarezza, ciò che metto personalmente in discussione non sono le competenze professionali o la capacità del singolo “professionista” di gestire gli aspetti legali, amministrativi e tecnici del proprio lavoro, (sebbene la competenza e la professionalità richieda un continuo aggiornamento e non sporadico), ma la presenza, più in generale, di regole troppo farraginose e complesse, tali da rendere eccezionalmente complicato lo svolgimento e la gestione dell’attività, con totale assenza di norme che agevolano o migliorano lo svolgimento delle indagini.

Troppi oneri e pochi, pochissimi vantaggi. L’investigatore privato paga e subisce sempre! Nonostante l’introduzione del decreto ministeriale D.M. 269/2010, nulla è cambiato per i detective privati che oltre a pagare cospicue fidejussioni alle prefetture di competenza, devono affrontare continui adeguamenti strutturali e legali delle proprie agenzie investigative. 

A complicare la situazione adesso è il nuovo regolamento europeo sulla privacy, il fantomatico GDPR (Regolamento Generale Protezione Dati Personali) che ha dato il via a una miriade di libere decodificazioni e di congetture che hanno ulteriormente disorientato il professionista creando la libera interpretazione di norme che, per la categoria degli investigatori privati, devono essere attuate alla lettera.

Che dire?
  •  senza porto d’armi;
  • privo di un tesserino di riconoscimento rilasciato dallo stato;
  • senza la possibilità di poter richiedere online le targhe dei veicoli appartenenti ad un nominativo;
  • senza la possibilità di poter ricevere incarichi professionali online o comunque fuori dai propri uffici;
  • pur avendo una licenza di “polizia” sprovvisto di ogni autorizzazioni necessaria per accedere alle banche dati dello stato; 
  • obbligato in alcune circostanze a rende noto agli indagati, circa la propria identità, la propria professione e le finalità del suo operato anche se ciò comporti rischi per la sua incolumità o renda impossibile l’esercizio della funzione;

L’investigatore privato vive la sua vita professionale camminando su un filo di rasoio molto affilato e contando sulle personali abilità che lo aiutano a fronteggiare le mancanze e le attenzioni che invece meriterebbe in quanto una attività volta a far valere e difendere un proprio diritto in sede giudiziaria.


MUGNANO. Medico aggredisce investigatore privato: “Ecco cosa è accaduto”
La vittima è l’investigatore privato S.D. - Quest’ultimo sarebbe stato aggredito da un medico del posto mentre cercava di effettuare i rilievi di rito in merito ad un rimborso assicurativo. L’agenzia investigativa dell’investigatore aggredito precisa: “Dopo aver bussato alla porta del medico per affrontare con lui le questioni inerenti la richiesta di risarcimento, il detective S.D. è stato dapprima aggredito verbalmente e poi fisicamente, con calci e con un pugno alla tempia. La vittima ha successivamente avvertito i Carabinieri al fine di identificare la persona, ma il professionista si è barricato all’interno dello studio senza uscire”. L’aggredito ha fatto ricorso alle cure del pronto soccorso di Avellino. Per lui è stata diagnosticata una prognosi di dieci giorni. S.D., inoltre, ha sporto denuncia presso la Procura della Repubblica di Avellino. L’agenzia investigativa “esprime forte preoccupazione per la categoria relativamente alle indagini anti frode per conto delle compagnie di assicurazioni. Questo istituto di investigazioni, regolarmente autorizzato con legge dello Stato non può non disapprovare con energica e indignata fermezza il comportamento manifestato dal professionista di Mugnano del Cardinale. Pertanto, ho chiesto all’autorità giudiziaria un incisivo intervento, adottando i provvedimenti del caso per valutare i comportamenti sotto il profilo penale. In Campania ci sono oltre 175 titolari di istituti di investigazioni. Siamo a rischio tutti i giorni anche nelle attività di pedinamento”.


Fonte - http://www.mandamentonotizie.it/mugnano-medico-aggredisce-investigatore-damore-ecco-cosa-e-accaduto/

martedì 21 agosto 2018

Se l'ex coniuge ha un altro partner perde l'assegno di mantenimento

Svolgendo l'attività di investigatore privato Roma da oltre vent'anni, mi capita spesso di dover eseguire investigazioni private finalizzate alla modifica o alla revoca dell'assegno di mantenimento.
Il mio compito è quello di accertare se la persona che percepisce l'assegno di mantenimento svolga una attività lavorativa non dichiarata in sede di separazione o che abbia intrapreso una relazione more uxorio con un altra persona -viceversa- verifico se la persona condannata a versare l'assegno di mantenimento abbia facoltà economiche maggiori da quelle dichiarate in tribunale.
Questa sentenza stravolge in parte il concetto di convivenza more uxorio stabile e duratura, una relazione sentimentale costituita di fatto per creare una nuova famiglia.
Ho letto l'ordinanza emessa dal Presidente delegato Dott.ssa Donatella Montanari e ho notato come nello specifico caso vi siano elementi importanti (figli, redditi e altro) che possano aver influenzato la decisione del presidente - come spesso ricordo ai miei clienti - ogni caso fa giurisprudenza!

L'ex moglie ha un compagno? Stop all'assegno di mantenimento

Il marito non deve più corrispondere l’assegno di mantenimento alla moglie che ha intrapreso una nuova relazione sentimentale, anche se non convive con il nuovo partner ed è priva di attività lavorativa. Così ha deciso il Presidente delegato del Tribunale di Como, in via provvisoria e urgente, con la recente ordinanza del 12 aprile 2018. Ordinanza emessa a conclusione della primissima fase di un divorzio giudiziale – quando generalmente vengono confermate le condizioni della separazione – che ha sin da subito esonerato il marito dal dover corrispondere alla moglie, quasi ex, l’assegno stabilito in separazione.

La donna in questione, già madre di due figli maggiorenni con lei conviventi, aveva avuto il terzo figlio dal nuovo partner con il quale non aveva instaurato alcuna convivenza. Decisione assunta dalla moglie, forse, proprio per non perdere l’assegno di mantenimento che le era stato riconosciuto in sede di separazione e del quale chiedeva la conferma in sede divorzile. Fino a poco tempo fa, infatti, al fine di essere esonerati dal pagamento dell’assegno, era necessario che il coniuge obbligato dimostrasse in giudizio la creazione da parte dell’ex coniuge di una nuova famiglia di fatto, stabile e duratura, e che questa convivenza incidesse “realmente e concretamente sulla situazione economica dell’ex coniuge risolvendosi in una fonte effettiva di reddito”.

Il Presidente del Tribunale di Como ha però ritenuto che le conseguenze economiche derivanti dalle scelte di vita della donna, nello specifico quella di intraprendere una nuova relazione sentimentale (seppur priva del requisito della convivenza) e quella di avere un figlio (scelta che aveva certamente inciso in termini di difficoltà di reperimento di una occupazione lavorativa), non potessero ricadere sul futuro ex coniuge.Infatti non è la mera coabitazione a provare la solidità del rapporto ma, al contrario, è l’esistenza effettiva di un nuovo legame, stabile e duraturo, a determinare la cessazione della corresponsione dell’assegno di mantenimento.

Nello stesso senso, con decreto pubblicato il 21 maggio 2018,  si è pronunciato anche il Tribunale di Ancona il quale – in una causa di modifica delle condizioni di divorzio  e sulla base delle stesse motivazioni del Tribunale di Como –, ha ritenuto di dover revocare l’assegno stabilito in favore della ex moglie.
In questo caso, a fondare la decisione del Tribunale sono state le numerose foto depositate dal marito (tratte dai social network), che dimostravano l’inequivocabile intensità del rapporto tra la ex moglie e il nuovo partner, i periodi di vacanza trascorsi insieme “a nulla rilevando le modalità di ripartizione tra essi delle spese di vacanza”, e la relazione investigativa dalla quale emergeva l’assiduità della frequentazione (seppur priva del requisito della convivenza).
Dunque, costruire  una nuova famiglia – nell’accezione moderna del termine – non è un obbligo, ma una decisione libera e consapevole che ha risvolti pratici e conseguenze giuridiche ben precise. Ecco quindi che, anche in queste pronunce, i  Tribunali – nel solco tracciato dalla Corte di Cassazione nella discussa sentenza Grilli del maggio 2017 sull’assegno divorzile – continuano a valorizzare il principio della autoresponsabilità economica dei coniugi: “la formazione di una famiglia di fatto costituisce espressione di una scelta di vita esistenziale e consapevole, con assunzione del rischio della cessazione del rapporto, rescindendo ogni collegamento con il tenore e il modello di vita legati al coniugio”.


Fonte: http://www.repubblica.it/economia/diritti-e-consumi/famiglia/2018/07/06/news/l_ex_moglie_ha_un_compagno_stop_all_assegno_di_mantenimento-199534935/

lunedì 20 agosto 2018

Separazione: Addebito a chi intrattiene relazioni virtuali in rete


Tutto iniziò con la chat Mirk, ma la cosa era ancora molto circoscritta, poi con l'avvento dei social network e soprattutto di facebook il collasso - è un dato di fatto - da quando  è nato internet l'infedeltà coniugale è aumentata verticosamente. Grazie alla facilità con cui si può relazionarsi con altre persone, sparse in tutto il mondo, il web è divenuto il mezzo prediletto per uomini e donne in cerca di relazioni sentimentali, avventure, amicizie e sesso - la rete ha difatto sostituito - la vita reale.
Non serve certo un investigatore privato per comprendere che un tradimento è tale quando si istaura una relazione sentimentale extraconiugale con un altro soggetto; ciò vale anche per quelle relazioni virtuali.
La Corte di Cassazione ha recentemente ribadito come l'infedeltà sul web sia pienamente punibile, dichiarando inammissibile il ricorso di un uomo infedele in considerazione all'assegno di mantenimento da corrispondere alla moglie.

La decisione della Cassazione

L'uomo, dopo aver intrapreso diverse relazioni extraconiugali, è arrivato fino alla Cassazione per tentare di annullare le rivalse della propria moglie.
La Corte d'Appello lo aveva di fatti condannato a risarcire la propria moglie con un assegno di 600 Euro al mese, in quanto riconosciuto colpevole di tradimento online.
L'uomo aveva invece richiesto che fosse la moglie a riconoscergli un assegno in quanto aveva abbandonato il tetto coniugale dopo essere venuta a conoscenza dell'infedeltà perpretata dal marito.
Gli ermellini, però, hanno invece escluso la violazione dell'obbligo di coabitazione, mentre hanno ritenuto valida l'accusa di violazione dell'obbligo di fedeltà a danno della donna.


Secondo i giudici, l'uomo era intento nella ricerca di relazioni fuori dal matrimonio tramite internet e questo è stato ritenuto sufficiente a condannarlo. "Questa circostanza è ritenuta fattivamente idonea nella compromissione della fiducia tra moglie e marito provocando l'insorgenza di una crisi matrimoniale che ha causato in nessocausale della separazione".

A conti fatti, la Suprema Corte ha respinto ogni richiesta avanzata dal marito avvallando le conclusioni espresse dalla Corte d'Appello. Ora il soggetto della vicenda sarà costretto a versare 600 Euro al mese all'ex moglie come diritto di separazione.

La violazione dell'obbligo di fedeltà

Ciò che più si evidenzia in questa sentenza è la palese violazione dell'obbligo di fedeltà che prevale su quella dell'abbandono del tetto coniugale.
L'uomo, per difendersi, ha sempre cercato di ridimensionare la sua condotta, cercando di convincere i giudici che si trattasse meramente di contatti virtuali.

Marito tradito compra una pagina del Corriere per "sputtanare" la moglie fedifraga

 
Nella mia attività di investigatore privato Roma mi confronto spesso con realtà differenti e con le richieste più sparate finalizzate il più delle volte a conoscere la realtà di fatti e circostanze che riguardano l'intimo privato.
Parlando di infedeltà coniugali non posso non pensare alle migliaglia di persone che ho assistito durante la mia lunga carriera di investigatore privato; difficilmente scorderò i volti di quei tanti uomini e donne che venuti a conoscenza dell'infedeltà coniugale condotta dai propri compagni, hanno reagito piangendo, strillando ed inveendo contro di essi, ma ciò che non scorderò mai è il sorriso di quell'uomo, piccolo di statura e dallo sguardo impavido...che, caduto nello sconforto più amaro, già tramava la sua vendetta.

Di seguito riporto la lettera pubblicata a proprie spese da tale "Enzo" (che non è il mio cliente) nel Corriere della Sera - Roma, ad aprile 2018.
Compra una pagina del Corriere per smascherare la moglie infedele
„
Il mio apprezzamento va alla genuinità di questa persona, ferita e forse ancora innamorata. 
Ti auguro una vita più felice, chissà, magari in compagnia di una donna migliore di quella che hai lasciato. 
Buona vita!“




“Amore mio, per te farei di tutto, lo sai. E tu invece ti faresti tutti”.

“Lucia è il tuo nome e per anni hai portato la luce nella mia vita, ma non conoscevo le tue ombre. E da quando ti ho visto con lui che ti baciavi davanti a quella diavolo di pasticceria, la nostra preferita, è arrivato solo il buio. Mia moglie e un altro uomo avvinghiati dentro una macchina, come amanti in incognito”.

“Ma invece di dirtelo subito ho indagato. E in un mese, 31 giorni per l’esattezza, ho scoperto che c’era dell’altro ancora. E soprattutto degli altri. I martedì con le amiche a cena avevano un fuori menù speciale, diciamo, perché non erano che uno squallido teatrino di amanti. Tu e i tuoi “amici”… Molto bene, e allora racconto tutto.

Come quel viaggio che ti ho spinto a fare io perché eri stressata per il lavoro. Hai preso un aereo da sola “per raggiungere le amiche di Roma” dicevi, quelle che non conoscevo, con agganci per la vacanza low cost in Egitto… e io scemo a crederti. Era solo il primo dei tuoi tradimenti. Te l’ha pagata l’avvocato quella ragazza. Come ho fatto a non capire? Non sapevo che ti piacessero i ricchi. E infatti mi sa che ti piacciono tutti, dalle foto che c’erano nel tuo computer.

Sì, ti ho frugato nel computer. E ho scoperto del personal trainer. E della settimana di lavoro a Milano, che in realtà era solo una “romantica” avventura con real_macho, quel tizio con cui chattavi. (Ma che nome è? Ma che persona sei tu? Immagino che insieme avrete vissuto tutte le sfumature dell’amore, dei sapori…) Ma la cosa peggiore, Lucia, è la becera storia che ti stai facendo ora, con tu sai chi. Vedo che ti sei trovata bene con i miei colleghi, se vuoi te ne presento altri”.

Il nostro matrimonio è finito. Ti lascio. Ma non immaginarci qui soli io e la mia ossessione di te che mi hai tradito con tutto il mondo. Io non tornerò indietro. Hai sbagliato tu e non mi vergogno a raccontare a tutta Italia la vita segreta della mia mogliettina perfetta. Anzi, ho persino aperto una pagina facebook.com/tuoexmarito
Io e te ci vediamo in tribunale

Il tuo ex marito,
Enzo




Scambi di coppia finiti male in un club privè del milanese

 Milano | Vogliono fare sesso con le loro mogli, finisce malissimo: mariti accoltellati
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Nella notte del 12 aprile 2018, tre persone sono state ferite da fendenti fortunatamente non letali.
L'aggressione è avvenuta a Milano, presso il club privato Bizarre, sito in via Ripamonti.
Il fatto a destato molte preoccupazioni per i residenti del quartiere tanto da far scattare il ritiro della licenza per la durata di trnta giorni, intimata dal questore di Milano  al titolare del club privè.

Il questore a ribatitoto che, al fine di scongiurare nuovi ed eventuali episodi di violenza presso il predetto locale che potrebbero arrecare disagio e preoccupazione per la sicurezza dei cittadini, ha adottato la misura di sospensione immediata ai danni del club.
Milano | Vogliono fare sesso con le loro mogli, finisce malissimo: mariti accoltellati
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Non accettano il rifiuto delle donne e quindi accoltellano i mariti

Nel frattempo gli inquirenti hanno fatto chiarezza sull'accaduto, accertando che la rissa avvenuta nel club privè ha interessato due uomini single e due mariti accompagnati delle rispettive mogli.
Secondo quanto emerso dalle indagini, i due singole avrebbero fatto avance alle due donne pretendendo un rapporto sessuale con loro, ma le stesse non avrebbero accettato la proposta, successivamente i mariti sono intervenuti per proteggerle.

Quindi dalle parole si è passati subito ai fatti e dopo uno scambio di schieffi e pugni i due soggetti single hanno abandonato il locale per ritornarci qualche ora dopo armati di coltelli.  Di li a poco hanno atteso i due mariti fuori dal locale e atteso la loro uscita per aggredirli a colpi di coltello. Nella colluttazione è stato ferito anche un dipendente del locale intervenuto per sedare la rissa.
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Milano | Vogliono fare sesso con le loro mogli, finisce malissimo: mariti accoltellati
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Investigazioni lampo

Uno dei due assalitori sarebbe già stato identificato e rintracciato presso la propria abitazione casa situata a sud di Milano. Si ricerca ancora il complice. Le indagini, assegnate alla squadra mobile di Milano, sono state condotte in maniera celere, recuperando informazioni preziose dalle immagini di videosorveglianza e dalle testimonianze raccolte sul luogo dell'aggressione.
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martedì 14 marzo 2017

AMARE UN UOMO SPOSATO


Vi assicuro che ci sono più donne innamorate di uomini sposati che di quelli ancora per così dire, liberi. Chiaramente nessuno ne parla con sincerità perché è un tabù, un grande segreto, uno “scheletro nell’armadio” da nascondere a tutti i costi e che solo pochi investigatori privati riescono a scovare.

Questa che vi racconto è la storia di una mia cliente che ho avuto modo di aiutare.
Lei, 35 anni, un anno fa ha incontrato un uomo che ha una compagna da circa10 anni e una figlia che ora ha 3 anni.

Era sul punto di lasciare suo marito, padre della propria figlia che ora ha 4 anni.
Le dinamiche sono sempre le stesse, lui scappava e poi tornava, poi era confuso, nel frattempo toccava a lei allontanarsi, per poi tornare alla ribalta, insomma un tira e molla continuo e deleterio.


Da qualche mese il rapporto con il proprio marito si è rotto e si è trasferita con la figlia in un bell’appartamentino vicino a quello del compagno, con cui ha creato un buon rapporto quasi di amicizia, dico quasi perché non è che si raccontino proprio tutti i loro problemi ma comunque si sostengono a vicenda, cercando di passare del tempo insieme con la bimba…ammirevoli.


Il famigerato “uomo sposato” vive invece in un’altra città ma viene spesso per lavoro a Roma e a volte si ferma per giorni, durante il quale dorme nell’abitazione della mia cliente che da adesso chiamerò Maria, (nome di fantasia). Il patto per gestire al meglio questa situazione è che arrivi quando la figlia dorme ed esca prima che si svegli, a meno che la figlia non sia a casa dal padre.
Circa un mese fa, quest’uomo gli chiese di fargli conoscere la bambina e quindi decise di invitarlo a cena come uno dei suoi innumerevoli amici e colleghi che frequentano la casa, una casa a suo dire, abituata a ricevere amici e parenti.

In questo anno Maria si è occupata principalmente di risolvere i suoi problemi personali ed economici, del resto Roma è una città cara che ti costringe a guadagnare tantissimo per poter fare una vita minimamente dignitosa, e lei, essendo freelance, doveva lavorare tanto, a volte anche la notte, ed occuparsi della propria figlia, della casa, del cane, ecc.
Nell’arco di tutto questo tempo, malgrado la separazioni e le difficoltà organizzative, Maria è stata perdutamente innamorata dell’affascinante “uomo sposato” di cui ormai è divenuta ufficialmente l’amante. 


Maria è una donna intelligente e suo malgrado sa bene che il proprio amante ami in qualche modo anche sua moglie, con cui ha costruito molto, lei sa cosa vuol dire mettere i figli prima di tutto quindi non riesce a non comprenderlo.
Ci sono stati momenti in cui questi gli ha confessato di avere il desiderio di mollare tutto per lei, momenti che sono arrivati dopo che lei ha sofferto tanto e sperato in un futuro insieme.


Ecco, proprio in quei momenti Maria invece di gioire, mostra tanta paura, perché pensa che forse non funzionerebbe, crede che quest’uomo sarebbe logorato dai rimorsi, dalla mancanza della sua bambina, dalle complicazioni dovute dalla distanza, pensa che quest’uomo non abbia la più pallida idea di cosa voglia dire davvero affrontare quello che ha affrontato lei, in tutta sincerità…teme chissà, che magari la loro storia finirebbe come sono sempre finite tutte le altre, pensa che perderebbe la sua libertà; insomma Maria non può che tacere quando lui le manifesta il desiderio di voler vivere con lei.


Che dire? Maria è davvero felice?
Mi piacerebbe che imparasse spontaneamente a non logorarsi dai sensi di colpa dovuti dalla separazione, che possa vivere un rapporto autentico e che trovi sempre il modo di perdonarsi e accettare la verità per quanto possa apparire obliqua li per li.
Posso prevedere il futuro? No, ma so come potrebbe finire questa storia...ovvero, come ne sono finite altre 100, perché, non me ne vogliate in queste storie non c’è mai un vero lieto fine. 
Quindi, mentre per Maria sarà sempre più complicato anche uscire con altri uomini, perché appagata sentimentalmente e sessualmente, il tempo correrà veloce e la passione e l’attrazione sessuale andrà a sfumare, gli anni passeranno e con il tempo anche il suo corpo inevitabilmente perderà di splendore. L’uomo sposato invece, nel frattempo non avrà perso nulla e avrà imparato a gestire sempre al megliola propria condotta fedifraga. Quando sarà stufo del vecchio giocattolo…ne troverà un altro, nuovo, più bello ed emozionante.

By
Investigatore privato Roma

Si può divorziare senza il consenso del coniuge?




Credo sia chiaro a tutti che le separazioni e i divorzi non avvengono mai d’amore e d’accordo: quasi sempre accade che, per giungere alla conclusione della separazione e quindi fino al divorzio, i due affrontino un percorso diabolico fatto di ricatti, ritorsioni, rimproveri, contestazioni, rivendicazioni, rinfacciamenti reciproci. 
Nei casi più gravi, la ex coppia non riesce a trovare un accordo e, quindi, non potendo procedere alla separazione consensuale ovvero, quella, che avviene con la firma di un accordo davanti al giudice e ai rispettivi avvocati, dovranno per forza di cose intraprendere la be più complessa alla separazione giudiziale ossia con una vera e propria causa in Tribunale.
A questo punto sorgono alcune domande; Cosa succede se uno dei due coniugi fa ostruzionismo e non vuole firmare l’atto di separazione? E, se il marito o la moglie è partito all’estero e risulta irrintracciabile o disperso? Come si mette la situazione se uno dei due, innanzi al giudice, dichiara che la coppia non è affatto in crisi e che, anzi, tutto va alla perfezione?
La questione non è poi così disastrosa come possa sembra, in fatti nei casi sopraelencati è sempre possibile chiedere comunque la separazione giudiziale; In questo caso, chi intenderà avviare il procedimento di separazione dovrà:
  • recarsi da un avvocato;
  • firmargli il mandato processuale;
  • spiegargli le ragioni per cui intende procedere alla separazione e, se ve ne sono, indicare le colpe dell’altro coniuge per ottenere, a suo carico, il cosiddetto addebito (ossia la dichiarazione di responsabilità per la fine della convivenza. Ad esempio: tradimento, abbandono della casa coniugale, mancata osservanza del dovere di contribuzione o di assistenza materiale e morale, ecc.);
  • indicare i mezzi di prova di quanto sostenuto: documenti, certificati medici, testimonianze, ecc.
 (qui molto spesso è importante la collaborazione degli investigatori privati Roma, che attraverso la ricerca e la raccolta di prove, sosterranno il lavoro dei legali)
A questo punto l’avvocato avvierà il giudizio nei confronti del coniuge dissenziente, notificandogli l’atto processuale attraverso l’ufficiale giudiziario del tribunale. Se questi dovesse essere non reperibile, perché ad esempio domiciliato all’estero, la notifica avverrebbe secondo le regole previste dal codice di procedura civile e il procedimento giudiziale andrebbe comunque avanti.
Quindi possiamo dedurre che la separazione o il divorzio possono avviarsi e concludersi anche senza il consenso di uno dei due coniugi. Altresì, è chiaro che per poter concludere il procedimento di separazione non è necessario che entrambi i coniugi siano disposti a separarsi o divorziare; difatti difronte alla volontà di separazione dovuta alla mancanza dei requisiti morali e sostanziali del matrimonio, l tribunale è tenuto a dichiarare la separazione, anche contro la voglia dell’altro coniuge.
Insomma, la separazione o il divorzio avvengono quando la convivenza è divenuta intollerabile anche per il solo marito o per la sola moglie, a prescindere da quello che pensa o vuole l’altro. La sua opposizione è del tutto irrilevante e, anzi, avvalora la sussistenza di un profondo disaccordo tra i coniugi.
Tutta via, anche il semplice "non essere più innamorati" da la possibilità ad uno dei due coniugi di avviare la separazione, senza dover incappare nell’eventuale causa di addebito, essendo un diritto di tutti disinnamorarsi.