lunedì 13 febbraio 2017

E se il disastro nucleare più grave della storia non fosse stato un incidente?


Avevo circa 11 anni quando nella notte del 26 aprile 1986, il reattore n. 4 della centrale nucleare V.I. Lenin di Chernobyl, in Ucraina, esplose, contaminando gravemente non solo le aree circostanti, ma anche diversi paesi dell’America e dell’Europa, tra i quali l’Italia.
Ricordo come se fosse ieri la cronaca di quei giorni drammatici, allora non cera internet e le famiglie potevano ricevere istruzioni sul come comportarsi per affrontare il disastro, solamente dai telegiornali.
Le immagini che ricevevamo dall’Ucraina erano drammatiche, nei giorni successivi al disastro più di 350.000 persone vennero evacuate dalla città e la nube radioattiva iniziò a mietere centinaia e centinai di vittime.
Anche se all’epoca ancora non esisteva Porta a Porta e i plastici del giornalista Bruno Vespa, fu chiaro a tutti che la vicenda avrebbe avuto risvolti negativi sul nostro stile di vita e sul quotidiano, per un periodo piuttosto lungo e imprecisato.
Per diversi mesi in casa nostra non mangiammo più verdure fresche ne tanto meno carne, non bevemmo più il latte e su suggerimento di una amica, mia madre costrinse tutta la famiglia a lavarsi assiduamente convinta che la doccia potesse in qualche modo eliminare eventuali scorie radioattive.
Il disastro di Chernobyl è il più grave incidente nucleare della storia, non è secondo nemmeno a quello di Fukushima ed Hiroshima. A tal proposito fa riflettere la tesi pubblicata in un report di Greenpeace che afferma come negli ultimi 30 anni, moltissimi casi di malattie tumorali sarebbero in qualche modo riconducibili  al disastro nucleare di Chernobyl; si parla di circa sei milioni di persone morte per cause e con cause postume  all’incidente nucleare.
Dall’esperienza di questa terribile vicenda il dibattito mediatico e politico si è sempre concentrato soprattutto sulla legittimità o meno dell'uso dell'energia nucleare, ma nessuno sembra aver davvero mai indagato concretamente sulle motivazioni che portarono alla rottura del reattore n. 4; la maggior parte dei documenti furono distrutti dai russi e l’accaduto fu catalogato come un incidente.
Dopo aver visionato alcuni documentari che hanno per oggetto lo studio del disastro di Chernobyl, mi sono convinto che in quei anni, in  Unione Sovietica, sanguinaria come sempre e sull'orlo del declino, niente accadesse per caso.
Quello di Chernobyl, infatti, fu l'unico grande incidente nucleare attribuito ufficialmente ad un errore umano. Ma se invece non fosse così? Se dietro tutto ci fosse lo zampino di qualcuno?
Dietro tutta questa triste vicenda parrebbe ci siano stati interessi militari e politici che avrebbero avuto a che fare con il DUGA.
Il Duca è un'antenna gigantesca posizionata nelle immediate vicinanze della centrale nucleare di Chernobyl la cui funzione doveva essere quella di intercettare in piena Guerra Fredda, il lancio di eventuali missili atomici da parte degli americani. Per realizzarlo furono investiti circa 7 miliardi di rubli, più del doppio della cifra che era stata utilizzata per costruire la vicina centrale nucleare.
Il DUGA, rimase in funzione dal 1976 al 1989, ed era noto a molti per il suono fastidioso che trasmetteva, soprannominato negli USA, il picchio russo.
Alcuni studiosi ipotizzarono che si trattasse di un tentativo subliminale di controllare le menti degli avversari, altri di un modo per spiare le comunicazioni nemiche.
In realtà l’unica funzione era quella di una antenna anti missili che però, stando alle testimonianze degli addetti ai lavori, non aveva mai funzionato.
Un fallimento, un enorme investimento di soldi pubblici, dettati dalla paranoia di un eventuale attacco che si rivelò del tutto inutile. Ed è qui che il cerchio del complotto si chiude.
Attraverso ricostruzioni giornalistiche, dettate da interviste e testimonianze politiche e militari si è ipotizzata una agghiacciante relata, ovvero, che il vero mandante del più grande disastro nucleare della storia sarebbe stato l'allora ministro delle comunicazioni in carica, ideatore del progetto DUGA che, nel tentativo estremo di salvarsi da una condanna capitale, (all’epoca prevista per chiunque avesse sperperato denaro pubblico), al fine di distogliere l'attenzione del Partito Comunista dall’effettuare accurate verifiche circa il reale funzionamento del DUGA, avrebbe indotto attraverso il suo influente potere il sabotaggio e quindi l'esplosione del reattore; il tutto parrebbe sia avvenuto attraverso una telefonata di cui sono andate distrutte ogni traccia. L'ipotesi, per quanto assurda possa sembrare, è stata confermata da alcune delle testimonianze raccolte. 

Sono titolare di una agenzia investigativa Roma e in qualita di investigatore privato sono in genere scettico nei confronti della maggior parte delle teorie del complotto, ma dato che  i file e gli archivi riguardanti Chernobyl sono ancora protetti dal segreto di stato (tutto il mondo è paese) non potremo mai sapere la verità assoluta che spetterebbe per diritto, su quanto è accaduto. 







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